La necessità di rivedere il Green Deal Automotive: la posizione del presidente di Federauto e dei Concessionari italiani

22 Novembre 2024 by Redazione

La recente dichiarazione di Massimo Artusi, presidente di Federauto, ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e sull’efficacia delle normative europee riguardanti la transizione ecologica nel settore automobilistico. Artusi ha evidenziato l’urgenza di una revisione del Green Deal Automotive, sottolineando le difficoltà che il comparto sta affrontando a causa di obiettivi irrealistici e sanzioni punitive.

Massimo Artusi Federauto © Francesco Vignali Photography

Il fallimento dell’approccio attuale

Nel contesto del convegno “Superare la transizione ideologica”, organizzato a Milano da NGV Italy, Artusi ha denunciato come l’attuale politica europea non stia rispondendo in modo efficace alle sfide del mercato automobilistico. Il Green Deal nella sua versione attuale è stato definito inadeguato e lontano dalle reali esigenze dell’industria e dei cittadini.

Mentre le istituzioni europee sono bloccate da veti contrapposti, che rallentano l’esecutività delle normative, l’industria automobilistica e le reti distributive sono in grave difficoltà. Le vendite di auto elettriche non sono decollate, e le pesanti multe per il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 stanno penalizzando il comparto”, ha dichiarato Artusi. “C’è un crescente coro di voci, anche in Italia, che chiede un’immediata correzione di rotta, con un approccio più pragmatico e meno ideologico alla transizione ecologica”, ha aggiunto.

La crisi legata all’adozione dell’elettrico

Uno degli aspetti più criticati da Artusi riguarda l’imposizione di standard di emissione stringenti e l’obbligo di passare quasi esclusivamente all’auto elettrica. Secondo Artusi, questa transizione non tiene conto delle differenze tra i vari Paesi europei e delle fonti energetiche utilizzate per produrre l’elettricità. In Europa, infatti, una parte significativa dell’energia elettrica è ancora prodotta da fonti fossili, rendendo paradossale l’enfasi sull’auto elettrica come unica soluzione per la riduzione delle emissioni.

La richiesta di una revisione pragmatica

Artusi ha lanciato un appello per una revisione profonda del pacchetto Fit-for-55, chiedendo che le istituzioni europee adottino un approccio più flessibile e realistico. “La crisi del comparto automotive è ormai drammatica, causata dalle imposizioni irrealistiche della normativa UE sulla transizione tecnologica. È fondamentale dare concretezza a un processo di revisione profonda di Fit-for-55, partendo dall’applicazione dell’articolo 18.b del Regolamento 1610/2024, che impone alla Commissione di elaborare entro il 2025 una relazione sulla promozione di biometano e biocarburanti, che sono già ampiamente disponibili e carbon neutral”, ha spiegato il presidente di Federauto. Artusi ha sottolineato come, mentre l’energia elettrica in Europa provenga in gran parte da fonti fossili, i biocarburanti e il biometano, prodotti da economia circolare, garantiscono una vera neutralità carbonica.

Un nuovo indirizzo per la politica energetica europea

Il presidente di Federauto ha quindi auspicato una diversificazione delle tecnologie utilizzate per la decarbonizzazione dei trasporti. L’adozione di biocarburanti e “low carbon fuels” sarebbe una soluzione immediata e praticabile per ridurre l’impatto ambientale, senza penalizzare ulteriormente le industrie e i cittadini. “La transizione non può essere imposta dall’alto con una visione unica, ma deve diventare un processo dinamico e adattabile alle realtà locali”, ha affermato Artusi.

Le proposte per un cambiamento di rotta

Artusi ha delineato una strategia a tre pilastri per un futuro più equilibrato:

  1. Neutralità tecnologica: definire l’obiettivo di riduzione delle emissioni, ma permettere a ogni Paese di scegliere la tecnologia più adatta per raggiungerlo.
  2. Coerenza normativa: assicurare che la decarbonizzazione segua i parametri definiti dalla Direttiva RED III.
  3. Diversificazione energetica: consentire l’utilizzo, oltre all’elettrico, anche di biocarburanti carbon neutral e “low carbon fuels”.

Artusi ha concluso il suo intervento chiedendo che Bruxelles acceleri il processo decisionale, per garantire l’adozione di politiche più pragmatiche. “Speriamo che il confronto in corso a Bruxelles porti presto a un accordo che elimini l’approccio ideologico e favorisca un cammino più realistico e orientato al bene comune, come chiedono non solo gli stakeholder del settore automotive, ma anche i cittadini”, ha concluso il presidente di Federauto.

Il messaggio di Massimo Artusi e dei concessionari auto italiani è chiaro: il Green Deal Automotive e le normative europee sulla transizione ecologica necessitano di una revisione pragmatica e flessibile. Il futuro della mobilità deve essere costruito su una base di diversificazione tecnologica e neutralità carbonica, considerando le diverse realtà energetiche dei singoli Paesi e promuovendo soluzioni immediate e realizzabili. Un approccio che, secondo Artusi, non solo permetterebbe di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, ma lo farebbe in modo sostenibile per l’industria e per i cittadini.

Massimo Artusi Federauto © Francesco Vignali Photography

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